Traduzione di Qualcosa Finisce, Qualcosa Inizia

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Traduzione dall'inglese di Qualcosa Finisce, Qualcosa Inizia, tratta dalla omonima raccolta. A cura di The Fixer.


I[modifica | modifica wikitesto]

Il sole fece divampare dei fuochi tra le fessure scure, proiettando strisce di luce nella stanza, che pulsavano nella polvere sospesa, formando punti brillanti sul pavimento e sulla pelle d’orso che lo copriva, e disperdendosi in un forte bagliore sulla fibbia della cintura di Yennefer. La cintura di Yennefer si trovava su una scarpa con tacco alto, la scarpa con tacco alto si trovava sopra una camicia di pizzo bianca, e la camicia bianca si trovava su una gonna nera. Una calza nera pendeva dallo schienale di una poltrona scolpita nella forma di una chimera. La seconda calza e la seconda scarpa non si vedevano da nessuna parte. Geralt sospirò. A Yennefer piaceva spogliarsi in fretta e in modo elementale. Avrebbe dovuto abituarsi a questo. Non aveva altra scelta.

Si alzò in piedi, aprì le imposte e guardò fuori. Dalla superficie del lago, piatta come uno specchio, si alzava un velo, le foglie delle betulle e degli ontani che crescono sulle rive brillavano nella rugiada mattutina, i prati lontani erano ricoperti di una nebbia bassa e densa, sospesa come ragnatele sulle cime dell’erba.

Yennefer si stirò sotto la coperta con un brontolio indistinto. Geralt sospirò.


« È una giornata meravigliosa oggi, Yen. »

« Eeeh? Cosa? »

« È una giornata meravigliosa. Davvero bellissima. »


Lo sorprese. Invece di imprecare e nascondere la testa sotto il cuscino, la maga si sedette, passò una mano tra i capelli e iniziò a cercare la camicia da notte nel letto. Geralt sapeva che la camicia da notte era dietro la testiera del letto; proprio dove Yennefer l’aveva lanciata la notte prima. Ma rimase in silenzio. Yennefer odiava quel genere di commenti.

La maga imprecò improvvisamente, diede un calcio alla coperta, alzò una mano e schioccò le dita. La camicia da notte volò da dietro la testiera del letto e, fluttuando come un fantasma, atterrò dritta nella mano aperta. Geralt sospirò. Yennefer si alzò, gli si avvicinò, lo abbracciò e gli diede un morso sul braccio. Geralt sospirò. La lista di cose a cui avrebbe dovuto abituarsi sembrava infinita.


« Volevi dire qualcosa? » chiese la maga con occhi socchiusi.

« No. »

« Bene. Sai una cosa? È una giornata meravigliosa, già. Bel lavoro. »

« Lavoro? Cosa intendi? »


Prima che Yennefer potesse rispondere, udirono un lungo grido acuto e un sibilo da sotto. Sulla riva del lago, sollevando grossi spruzzi d’acqua, galoppava Ciri a cavallo di una giumenta morella. La giumenta era purosangue e particolarmente bella. Geralt sapeva che un tempo apparteneva ad un certo mezzelfo, che giudicò la striga biondo cenere sulla base della prima impressione, a torto. Ciri chiamò la giumenta Kelpie, che nel linguaggio degli isolani di Skellige era il nome di un terribile e collerico spirito del mare che a volte assumeva la forma di un cavallo. Il nome si addiceva piuttosto bene alla giumenta. Non era passato molto tempo da quando un certo mezzuomo lo capì con le maniere forti, quando tentò di rubarla. Il suo nome era Sandy Frogmorton, ma da allora tutti lo chiamarono Calcinfaccia.

« Un giorno le si spezzerà il collo », si lamentò Yennefer, guardando Ciri galoppare nell'acqua, piegata, salda sulle staffe. « Un giorno quella pazza di tua figlia si spezzerà il collo. »

Geralt si voltò e senza dire niente guardò gli occhi color violetto della maga.

« D’accordo, d’accordo », sorrise Yennefer, senza distogliere lo sguardo. « Scusa, nostra figlia. »

Lo abbracciò ancora, stringendolo forte, gli diede un altro morso sul braccio, lo baciò e lo morse ancora. Geralt toccò i suoi capelli con le sue labbra e tirò il suo abito sopra le spalle.

E poi si ributtarono sul letto disfatto, ancora caldo e intinto di sogni. E cominciarono a cercarsi l’un l’altro, molto a lungo e pazientemente. Sapendo che alla fine si sarebbero trovati pieni di gioia e felicità. Gioia e felicità erano in tutto ciò che facevano. E anche se erano così diversi, sapevano che le loro non erano differenze che separavano, ma differenze che li univano e li legavano, fortemente e strettamente, come i pali ed un tetto, da cui nasce una casa. E fu come la prima volta, quando era in trance dalla sua nudità abbagliante e dal suo desiderio intenso, e lei era affascinata dalla sua finezza e sensibilità. E come la prima volta voleva dirglielo, ma lui la zittì con un bacio e una carezza che ne tolse letteralmente tutto il senso. Più tardi, quando volle dirglielo, non riuscì a dire una parola, e più tardi ancora la felicità e il godimento li soverchiò con la forza di una valanga, e ne rimase solo un bagliore sotto le ciglia, e qualcosa come un grido silenzioso, ed il mondo cessò di esistere, qualcosa era finito e qualcos’altro era iniziato, qualcosa si era fermato e c’era silenzio, silenzio e pace.

E incanto.

Il mondo stava tornando lentamente alla normalità e c’era di nuovo un letto saturo di sogni in una stanza soleggiata e un giorno… Giorno…


« Yen? Quando hai detto che è un giorno bellissimo, hai aggiunto “bel lavoro”. Significa che… »

« Sì », confermò e si stirò le braccia, afferrando i bordi della coperta, sollevando i suoi seni in un modo che provocava tremori nelle parti inferiori del corpo dello strigo.

« Guarda, Geralt, abbiamo creato noi questo clima. La notte scorsa. Io stessa, Nenneke, Triss e Dorregaray. Non potevo rischiare, questo giorno deve essere bellissimo… »

In silenzio colpì il suo fianco con il ginocchio.

« Eh, sì, perché è il giorno più importante della tua vita, sciocco. »

II[modifica | modifica wikitesto]

Castel Rozrog, su un isolotto al centro del lago, aveva urgente bisogno di riparazioni generali, sia interne che esterne, e non solo momentanee. Per dirla francamente, Rozrog era una rovina, un miscuglio informe di pietre sormontate da edere, viticci, licheni e muschi. Era una rovina che si ergeva dal centro dei laghi, paludi e acquitrini brulicanti di rane, salamandre e tartarughe. Era una rovina anche a suo tempo quando fu donato a re Herwig. Castel Rozrog e la palude circostante erano qualcosa come un regalo per tutta la vita – un regalo di addio per Herwig, che aveva abdicato dodici anni prima in favore di suo nipote Brenan, detto il Buono. Geralt incontrò il vecchio re tramite Ranuncolo, dato che il bardo visitava spesso il castello, in quanto Herwig era un padrone di casa piacevole.

Ranuncolo menzionò Herwig ed il suo castello quando Yennefer scartò tutti i luoghi sulla lista dello strigo come inadatti. Stranamente, la maga fu d’accordo su Rozrog immediatamente, e non storse nemmeno il naso. E così si decise che il matrimonio di Geralt e Yennefer avrebbe avuto luogo a castel Rozrog.


III[modifica | modifica wikitesto]

All’inizio doveva essere un matrimonio piccolo e in segreto, ma col tempo – per varie ragioni – si capì che non era possibile, quindi era necessario trovare qualcuno con abilità organizzative.

Yennefer naturalmente si rifiutò; non gli piaceva l’idea di organizzare il proprio matrimonio. Geralt e Ciri, per tacere di Ranuncolo, non avevano la più pallida idea sull'organizzazione. E quindi incaricarono Nenneke, la sacerdotessa della dea Melitele da Ellander, del compito. Nenneke arrivò immediatamente, e con lei due sacerdotesse più giovani, Iola e Eurneid.

E così iniziarono i problemi.


IV[modifica | modifica wikitesto]

« No, Geralt », sbuffò Nenneke piantando i piedi. « Non mi assumo la responsabilità della cerimonia o della festa. Questa rovina, che alcuni idioti chiamano castello, non serve proprio a niente. La cucina cade a pezzi, la sala da ballo è buona solo come stalla, e la cappella… essenzialmente non è nemmeno una cappella. Sai almeno dirmi che divinità adora quel cretino di Herwig? »

« Per quanto ne so, nessuna. Dice che la religione è una mandragora per le masse. »

« L’avrei immaginato », disse la sacerdotessa, senza nascondere il suo disprezzo. « Non c’è una sola statua nella cappella, non c’è niente di niente, senza contare gli escrementi di topo. E oltretutto è così arretrato. Geralt, perché non vuoi fare il matrimonio a Vengerberg, in una zona civile? »

« Sai che Yen è in parte elfa e non tollerano matrimoni misti nelle vostre zone civili. »

« Per la grande Melitele! Un quarto di sangue elfico, è un problema? Quasi tutti hanno un misto di sangue dei Popoli Antichi. Non sono altro che pregiudizi idioti! »

« Non li ho fatti io. »


V[modifica | modifica wikitesto]

La lista degli ospiti non era particolarmente lunga. La coppia di fidanzati la compilò assieme e incaricò Ranuncolo di spedire gli inviti. Si scoprì presto che il bardo perse la lista ancora prima che la potesse leggere. Poiché si vergognava di ammetterlo, ricorse ad un semplice trucchetto e invitò chiunque poté. Naturalmente conosceva Geralt e Yennefer abbastanza bene da non mancare nessuno di importante, ma non sarebbe stato lui se non avesse arricchito la lista degli ospiti di un vasto numero di personaggi piuttosto casuali.

E così arrivò il vecchio Vesemir da Kaer Morhen, il tutore di Geralt, e assieme con lui lo strigo Eskel, amico d’infanzia di Geralt.

Poi arrivò il druido Saccoditopo in compagnia di una bionda abbronzata di nome Freya che era più alta di lui di una testa e più giovane di circa duecento anni. Assieme con loro arrivò lo Jarl Crach an Craite da Skellige in compagnia dei suoi figli Ragnar e Loki. Cavalcando, i piedi di Ragnar quasi toccavano terra. Loki somigliava ad un delicato elfo. Dopotutto, non era un mistero – erano fratelli, ma le loro madri erano due diverse concubine dello Jarl.

Arrivò il capovillaggio Caldemeyn da Blaviken con sua figlia Annika, attraente ma terribilmente timida. Il nano Yarpen Zigrin fece capolino, senza – fatto piuttosto interessante – la sua solita compagnia di banditi barbuti, che chiamava “ragazzi”. A Yarpen si unì lungo la strada l’elfo Chireadan, il cui status tra i Popoli Antichi non era ben chiaro, ma indiscutibilmente alto, accompagnato da alcuni elfi reticenti, completamente sconosciuti.

Arrivò poi una truppa clamorosa di mezzuomini, di cui Geralt conosceva solo Dainty Biberveldt, un contadino di Prato Centinodio, e per sentito dire sua moglie Gardenia. Alla truppa apparteneva anche un mezzuomo che non era un mezzuomo – il famoso uomo d’affari e mercante Tellico Lunngrevink Letorte di Novigrad, un mutaforma, doppler, che fingeva di essere un mezzuomo sotto il falso nome di Dudu.

Ed il Barone Freixenet da Brokilon, assieme con sua moglie, la nobile driade Braenn, e cinque figlie di nome Morenn, Cirilla, Mona, Eithné e Kashka. Morenn sembrava avere quindici anni e Kashka cinque. Tutte loro avevano capelli rossi, anche se Freixenet aveva i capelli neri e Braenn capelli biondi. Braenn era chiaramente incinta. Freixenet affermò piuttosto seriamente che questa volta doveva essere un figlio, mentre le driadi dai capelli rossi si guardarono tra loro e ridacchiarono, e Braenn aggiunse con un sorriso che detto “figlio” si sarebbe chiamato Melissa.

Venne anche Jarre Unamano, il giovane sacerdote e cronista di Ellander, custode di Nenneke. Venne soprattutto per Ciri, che amava segretamente. Ciri, come sembrò all'amareggiata Nenneke, prendeva i flirt del giovane troppo alla leggera.

La lista di ospiti inaspettati iniziò con principe Agloval di Bremervoord, il cui arrivo venne considerato un miracolo, dato che lui e Geralt si detestavano. Cosa ancora più strana era, che venne in compagnia di sua moglie, la sirena Sh’eenaz. Anche se Sh’eenaz una volta sacrificò la sua coda da pesce in cambio di un paio di bellissime gambe, si sa che non si spostava mai dalla riva, perché aveva paura della terra.

Erano in pochi ad aspettarsi l’arrivo di altre corone – che non avevano mai invitato comunque. Ciononostante i monarchi inviarono lettere, doni, messaggeri – o tutti e tre insieme. Dovevano essersi accordati, perché i messaggeri viaggiarono in un unico gruppo e divennero amici. Il Cavaliere Yves rappresentava re Ethain, il castellano Sulivoy rappresentava re Venzlav, sir Matholm rappresentava re Sigismund, e sir Devereux rappresentava la regina Adda, un tempo strige. Il viaggio doveva essere stato entusiasmante, poiché Yves aveva un labbro tagliato, il braccio di Sulivoy pendeva da una benda, Matholm era zoppo e Devereux era così sbronzo che a malapena riusciva a stare in sella.

Nessuno invitò il drago dorato Villentretenmerth, perché nessuno sapeva come invitarlo e dove cercarlo. Con stupore generale il drago si presentò, naturalmente in incognito, nella forma del cavaliere Borch Tre Taccole. Ovviamente, dove Ranuncolo era presente, non si poteva davvero parlare di incognito, ma anche così pochi credettero al poeta quando indicò il cavaliere dai capelli ricci e disse che era un drago.

Nessuno si aspettò né invitò la marmaglia colorita, designata come “gli amici e i conoscenti di Ranuncolo”. Erano perlopiù poeti, musicisti e bardi, più un acrobata, un giocatore professionista di dadi, un conciatore di pelli di coccodrilli e quattro bambole truccatissime di cui tre sembravano prostitute e la quarta, che non assomigliava ad una sciattona, lo era decisamente, anch'essa. Il gruppo si componeva inoltre di due profeti, di cui uno fraudolento, uno era uno scultore, una era una medium bionda ed ubriaca, ed uno gnomo butterato che diceva di chiamarsi Schuttenbach.

Su una nave anfibia magica, che somigliava all'unione tra un cigno ed un cuscino gigante, arrivarono i maghi. C’erano quattro volte meno maghi di quanti invitati, e tre volte più di quanto previsto, perché i colleghi di Yennefer, con le voci che corrono, disapprovavano il suo matrimonio con un uomo al di fuori della loro fratellanza – e specialmente uno strigo. Parte di loro ignorò l’invito, e parte si scusò per mancanza di tempo e una necessità di partecipare alla riunione annuale mondiale dei maghi. Quindi a bordo dell'“aviocuscino” – come lo chiamò Ranuncolo – c’erano solo Dorregaray da Vole e Radcliffe da Oxenfurt. E c’era anche Triss Merigold, con capelli del colore dei castagni ad ottobre.

VI[modifica | modifica wikitesto]

« Sei stato tu ad invitare Triss Merigold? »

« No », rispose scuotendo la testa e ringraziando silenziosamente il fatto che la mutazione del suo sistema sanguigno gli impediva di arrossire. « Non io. Penso sia stato Ranuncolo, anche se tutti loro dicono di aver saputo del matrimonio dai cristalli magici. »

« Non voglio Triss al mio matrimonio! »

« Ma perché? È tua amica. »

« Non fare il furbo, strigo! Lo sanno tutti che sei andato a letto con lei! »

« Non è vero. »


Gli occhi violetti di Yennefer si assottigliarono pericolosamente.


« È vero. »

« Non è vero! »

« Sì che è vero! »

« E va bene », disse voltandosi. « È vero. E allora? »


La maga rimase in silenzio per un attimo, giocando con la stella di ossidiana sul fiocco di velluto nero attorno al suo collo.


« Nulla », disse alla fine. « Volevo solo che lo ammettessi. Non provare mai a mentirmi, Geralt. Mai. »


VII[modifica | modifica wikitesto]

Il muro odorava di pietre umide ed erbe acide, il sole brillava attraverso l’acqua marrone nel fossato, esaltandone il verde caldo delle alghe sul fondo paludoso e il giallo brillante delle ninfee che galleggiavano sulla superficie.

Il castello stava lentamente prendendo vita. Nell'ala occidentale qualcuno aprì le imposte e rise forte. Qualcun altro chiese con voce rotta dei crauti in salamoia. Uno dei colleghi di Ranuncolo, in visita al castello, un cieco, si mise a cantare mentre si radeva:


Dietro al fienile, su una staccionata,

Il gallo canta a voce molto alta

Tornerò da te, ragazza mia, prometto

Non appena mi sarò sfogato un po’…


La porta scricchiolò e Ranuncolo uscì nel cortile. Si stirò e sfregò gli occhi.


« Come ti va, sposo? » Chiese con una voce stanca. « Se vuoi fuggire, è la tua ultima occasione. »

« Sei diventato mattiniero, Ranuncolo. »

« In realtà non sono nemmeno andato a letto », grugnì il poeta, sedendosi su una panca di pietra accanto allo strigo e piegandosi su un muro ricoperto di edera. « Dei, che notte. Ma ehi, gli amici non si sposano tutti i giorni, bisogna celebrare! »

« La festa di nozze è oggi », gli ricordò Geralt. « Pensi di sopravvivere? »

« Mi stai insultando? »


Il sole era infuocato e gli uccelli cinguettavano negli arbusti. Dal lago provenivano rumori di schizzi e spruzzi. Morenn, Cirilla, Mona, Eithné e Kashka, le driadi dai capelli rossi, le figlie di Freixenet, nuotavano nude, come sempre, in compagnia di Triss Merigold e l’amica di Saccoditopo, Freya. Di sopra, sui parapetti disintegrati, i messaggeri reali, i cavalieri Yves, Sulivoy, Matholm e Devereux si litigavano il cannocchiale.


« Almeno ti sei divertito, Ranuncolo? »

« Non fare domande. »

« Qualche evento importante? »

« Svariati. »


Il primo evento importante, riferì il poeta, era un dilemma razziale. Tellico Lunngrevink Letorte proclamò improvvisamente che ne aveva abbastanza del travestimento da mezzuomo. Il doppler puntò i presenti, le driadi, gli elfi, i mezzuomini, una sirena, un nano e uno gnomo che sosteneva di chiamarsi Schuttenbach, e disse che era una discriminazione che tutti potevano essere loro stessi tranne Tellico, che doveva stare nei panni di qualcun’altro. Allora passò alla sua forma naturale. A quella vista, Gardenia Biberveldt svenne, il principe Agloval quasi si strozzò con un’aragosta e Annika, la figlia del capovillaggio Caldemeyn, prese a fare l’isterica. La situazione fu salvata dal drago Villentretenmerth, ancora nella forma di Borch Tre Taccole, che spiegò con calma al doppler che cambiare forma è un privilegio, che, tuttavia, obbliga il mutaforma ad acquisire un aspetto accettabile dalla società, e che non è niente più che una gentilezza verso gli ospiti.

Il doppler accusò Villentretenmerth di razzismo, sciovinismo ed ignoranza sull'argomento. Quindi l’offeso Villentretenmerth mutò per un attimo nella sua forma di drago, distruggendo parecchio arredamento e causando il panico. Quando la situazione si calmò, iniziò una feroce discussione, in cui gli umani e i non umani si accusarono gli uni gli altri di chiusura mentale e intolleranza razziale. Un’inaspettata svolta della situazione arrivò dalla lentigginosa Merle, una prostituta che non sembrava una prostituta. Merle annunciò che l’intero dibattito era stupido e inutile e non si addiceva a veri professionisti, che non dividono in base a queste cose, che era pronta a dimostrarlo (per un’adeguata ricompensa, ovviamente), anche con il drago Villentretenmerth nella sua forma naturale. Nel silenzio che cadde sull’intera sala si sentì la medium dire che avrebbe fatto lo stesso, e gratis. Villentretenmerth subito cambiò argomento e iniziò a discutere di temi più leggeri, come pesca, caccia, pericoli, economia e politica.


Altri eventi furono più o meno amichevoli. Saccoditopo, Radcliffe e Dorregaray fecero scommesse su chi poteva far levitare più oggetti allo stesso tempo con i loro poteri. Vinse Dorregaray, riuscendo a far librare in aria due sedie, un vassoio da frutta, una ciotola di zuppa, un mappamondo, un gatto, due cani e Kashka, la figlia di Freixenet e Braenn.

Poi due delle figlie di Freixenet, Cirilla e Mona, si picchiarono, e furono mandate nelle loro stanze. Poco dopo, Ragnar fece a pugni con sir Matholm per Morenn, la più adulta delle figlie di Freixenet. Un Freixenet piuttosto stanco ordinò a Braenn di chiudere a chiave tutte le loro figlie in una stanza e si unì alla competizione di bevute, organizzata da Freya, la ragazza di Saccoditopo. Fu presto chiaro che Freya aveva un’inimmaginabile resistenza all'alcol, tendente all’immunità. La maggior parte dei poeti e dei bardi, amici di Ranuncolo, erano già scivolati sotto il tavolo, ma Freixenet, Crach an Craite e il capovillaggio Caldemeyn lottavano valorosamente; tuttavia, alla fine anche loro cedettero. Il mago Radcliffe stava andando bene, ma solo finché non scoprirono il corno di unicorno. Dopo che venne confiscato, non ebbe una sola possibilità contro Freya. Per un po’, il tavolo rimase vuoto – poi uno sconosciuto dal colorito pallido con una vecchia tunica bevve per un po’ con lei. Dopo un po’ di tempo l’uomo si alzò, barcollò, si inchinò con gentilezza e camminò attraverso il muro come se fosse fatto di nebbia. Un accurato esame dei ritratti che decoravano le pareti della sala portarono alla scoperta che sarebbe potuto essere Willem detto il Diavolo, l’erede di Rozrog, assassinato nell'epoca oscura centinaia di anni fa.

L'antico castello nascondeva diversi misteri e in passato aveva conquistato una fama discutibile e cupa. Ma non ci furono più incidenti sovrannaturali. Attorno a mezzanotte, un vampiro entrò volando attraverso una finestra aperta, ma fu inseguito dal nano Yarpen Zigrin, che cercava di colpirlo lanciandogli addosso dell’aglio. Per tutta la sera qualcosa ululò, tintinnò delle catene e gemette, ma nessuno ci fece caso, perché tutti pensavano che fosse Ranuncolo e il gruppo altamente rarefatto dei suoi amici ancora relativamente sobri. Tuttavia in effetti erano i fantasmi, dimostrato da una gran quantità di ectoplasma che ricopriva le scale, su cui alcune persone scivolarono.

Il limite della tolleranza fu infranto da un fantasma indistinto con occhi infuocati, che pizzicò maliziosamente il sedere di Sh’eenaz. Il problema poteva essere risolto solo con difficoltà, poiché Sh’eenaz pensò che fosse stato Ranuncolo. Immediatamente il fantasma se ne avvantaggiò e cominciò a palpare altre vittime nella sala, finché non fu scoperto da Nenneke ed espulso con un esorcismo.

Alcune persone videro la Signora Bianca, che – per quanto ci si possa fidare delle leggende – venne sepolta viva nelle catacombe di Rozrog. C’erano scettici, che dicevano che non era la Signora Bianca, ma la medium che barcollava per le gallerie in cerca di altre bottiglie.

Poi ci fu gente che cominciò a scomparire. I primi a scomparire furono il cavaliere Yves e il conciatore di pelli di coccodrilli, poco dopo nessuno riusciva a trovare Ragnar ed Eurneid, la sacerdotessa di Melitele. Poi sparì Gardenia Biberveldt, ma si scoprì che era andata a letto. All'improvviso, Jarre Unamano scomparve, così come la seconda sacerdotessa di Melitele, Iola. Ciri, anche se diceva di non provare niente per Jarre, era preoccupata, ma si scoprì che il giovane era caduto in un fosso poco profondo, dove si era addormentato. Iola venne trovata sotto le scale. Con l’elfo Chireadan. Fu vista anche Triss Merigold, sparire con lo strigo Eskel da Kaer Morhen nel padiglione del giardino. Per la mattina qualcuno disse di aver visto il doppler Tellico lasciare il padiglione. Ci furono molte congetture, su quale forma avesse assunto il Doppler, se di Triss o di Eskel. Qualcuno addirittura avanzò l’ipotesi che nel castello ci fossero due doppler. Volevano chiedere al drago Villentretenmerth la sua opinione, essendo un esperto di mutaforma, ma si scoprì che il drago era scomparso assieme alla sciattona Merle.

Scomparve anche la seconda prostituta, ed uno dei profeti. Il profeta rimasto, disse di essere quello autentico, ma non fu in grado di provarlo. Scomparve anche lo gnomo che si faceva passare per Schuttenbach, e non era ancora stato trovato.


« Puoi pentirti », finì il bardo con un grande sbadiglio. « Pentirti di non esserci stato, Geralt. È stato piuttosto intenso. »

« Mi dispiace, infatti », ringhiò lo strigo. « Ma sai com'è… non potevo, perché Yennefer… Beh, lo sai bene anche tu… »

« Sì, lo so bene », concordò Ranuncolo. « Per questo non mi sposo. »


VIII[modifica | modifica wikitesto]

Dalla cucina del castello giungeva tintinnio di padelle, risate e canzoncine. Sfamare tutta la massa di invitati fu un problema, perché re Herwig non aveva praticamente famiglia. La presenza dei maghi non fu di alcuna utilità, perché si decise che per la felicità generale si sarebbero serviti solo cibi naturali, e l’idea di magia culinaria fu scartata. Quindi finì con Nenneke che trascinò al lavoro chiunque poté. All'inizio non fu facile; quelli reperiti dalla sacerdotessa non avevano la minima idea di come funzionasse una cucina, e quelli che lo sapevano scapparono. Tuttavia, Nenneke trovò un aiuto inaspettato nella persona di Gardenia Biberveldt ed i mezzuomini della sua compagnia. E sorprendentemente, tutte le quattro sciattone della compagnia di Ranuncolo si dimostrarono cuoche eccellenti volenterose di collaborare.

Non ci furono neanche problemi con le provviste. Freixenet ed il principe Agloval organizzarono una battuta di caccia e riportarono parecchia carne di cervo. A Braenn e le sue figlie bastarono due ore a riempire la cucina. Anche la più giovane driade Kashka riuscì a maneggiare il suo arco piuttosto bene. Re Herwig, che adorava pescare, partì in barca all'alba grigia sul lago e portò lucci, lucciperca ed enormi spigole. Loki, il figlio più giovane di Crach an Craite, gli tenne compagnia. Loki era a suo agio con pesca e barche, e per di più era utile al mattino, perché, come Herwig, non beveva.

Dainty Biberveldt ed i suoi parenti, costretti dal doppler Tellico, si dedicarono alla decorazione della sala e delle camere. Nel lavare e pulire inseguirono entrambi i profeti, il conciatore di pelli di coccodrilli, lo scultore e la medium ubriaca.

La sorveglianza sulla cantina e sulle bevande fu dapprima relegata a Ranuncolo e i suoi amici poeti, cosa che si dimostrò un errore catastrofico. Quindi i bardi furono allontanati e le chiavi vennero date alla ragazza di Saccoditopo, Freya. Ranuncolo ed i suoi poeti sedettero per un giorno intero davanti alla cantina e cercarono di eccitare Freya con ballate d’amore, contro le quali l’isolana, tuttavia, si dimostrò resistente come con l’alcol.

Geralt sollevò la testa, strappato dal sonno dal rumore di zoccoli sul cortile di pietra. Da dietro i cespugli che crescevano attorno ai muri uscì Kelpie brillante di acqua, con Ciri in sella. Ciri era vestita con il suo completo di pelle nera e aveva una spada sulla schiena, la famosa Gevir, ottenuta nelle catacombe del deserto di Korath.

Per un attimo si guardarono in silenzio, poi la ragazza spronò la giumenta con il tallone e si avvicinò. Kelpie chinò la testa per raggiungere lo strigo con i suoi denti, ma Ciri la trattenne con uno strattone delle briglie.


« Allora è oggi », disse la striga. « Oggi, Geralt. »

« Oggi », confermò, piegandosi contro il muro.

« Ne sono lieta », disse incerta. « Penso che… Non sono sicura che voi due sarete felici, ma sono comunque lieta… »

« Scendi, Ciri. Parliamo un po’. »


La ragazza scosse la testa e tirò indietro i capelli, oltre l’orecchio. Geralt vide un’ampia, brutta cicatrice sul suo volto – un ricordo dei terribili giorni andati. Ciri si era fatta crescere i capelli fino alle spalle e li pettinava in modo da nascondere la cicatrice, ma si dimenticava spesso.


« Me ne vado, Geralt, » annunciò. « Dopo la festa. »

« Scendi, Ciri. »


La striga balzò dalla sella e si sedette accanto a lui. Geralt la abbracciò e Ciri appoggiò la testa sulla sua spalla.


« Me ne vado », ripeté.


Lui non disse nulla. Aveva delle parole sulla punta della lingua, ma nessuna che considerava adatta all'occasione. O necessaria. Non disse nulla.


« So quello che pensi », disse con calma. « Pensi che stia fuggendo. E hai ragione. »


Rimase in silenzio. Lo sapeva.


« Dopo tutto, dopo tutti questi anni, ti sposi – te e Yen. Meritate tutta la felicità e la pace. Una casa. Ma questo mi opprime, Geralt. Per questo… per questo me ne vado. »


Rimase in silenzio. Si ricordò le proprie fughe.


« Me ne vado dopo la festa », ripeté Ciri. « Voglio… voglio ancora sentire il vento sul mio volto a dorso di un cavallo che galoppa. Voglio ancora vedere le stelle sull'orizzonte, voglio fischiettare le ballate di Ranuncolo di notte. Voglio vivere gli scontri, la danza di spade, il rischio, per godermi la vittoria. E la solitudine. Mi capisci? »

« Certo », sorrise tristemente. « Certo che ti capisco, Ciri. Sei mia figlia, sei una striga. Farai ciò che devi. Ma ti devo dire una cosa. Una cosa. Non puoi fuggire, per quanto tu possa provarci. »

« Lo so, » rispose avvinghiandosi ancora di più vicino a lui. « Ho ancora la speranza che un giorno… Se aspetto, se sono paziente, allora anch'io, forse, potrò vivere un giorno bello come questo… Un giorno così bello… Anche se… »

« Cosa, Ciri? »

« Non sono mai stata carina. E con la cicatrice… »

« Ciri, » la interruppe. « Sei la ragazza più bella del mondo. Beh, dopo Yen, ovviamente. »

« Oh, Geralt… »

« Se non mi credi, chiedilo a Ranuncolo. »

« Oh, Geralt. »

« Dove… »

« A sud », lo interruppe, senza distogliere lo sguardo.

« Il fumo si solleva ancora da terra laggiù, c’è la restaurazione in corso, la gente combatte per sopravvivere. Hanno bisogno di protezione e di guardia. Sarò d’aiuto laggiù. E c’è anche Korath… E Nilfgaard. Ho i miei affari in sospeso laggiù. Abbiamo entrambi i nostri affari in sospeso laggiù, Gevir ed io. »


Si mise in silenzio. Il suo volto si indurì, i suoi occhi verdi si assottigliarono, e la sua bocca si contorse in una smorfia di odio. Ricordo, pensò Geralt, ricordo. Era così quella volta, quando combatterono assieme mano nella mano sulle scale di Castel Rhys-Rhun. Le scale erano viscide del sangue, e su di loro erano lui e lei. Lupo e Gatta, due macchine di morte veloci e cruente in modo inumano, accerchiati in un angolo, contro il muro. Sì, allora i Nilfgaardiani, sorpresi, si ritirarono dal bagliore delle loro lame, e scesero lentamente, lungo le scale di Castel Rhys-Rhun, bagnate di sangue. Arretravano, gli uni sugli altri, come incatenati assieme, e davanti a loro avanzava la morte, la morte su due spade scintillanti. Un Lupo freddo e calmo e una Gatta inferocita. Il bagliore della spada, urla, sangue, morte… Così, quella volta era così… Quella volta…

Ciri si tirò indietro i capelli e tra le ciocche bionde brillava una striscia bianca sulla tempia.

A quei tempi, i suoi capelli stavano sbiancando.


« Ho degli affari in sospeso laggiù », sibilò. « Per Mistle. Per la mia Mistle. Anche se l’ho vendicata, ma per Mistle una sola morte non basta. »

Bonhart, pensò. Lei lo uccise con rabbia. Oh, Ciri, Ciri. Sei sul bordo di un abisso, figlia mia. Nemmeno mille morti vendicherebbero la tua Mistle. Attenta all'odio, Ciri, ti consuma come un cancro.

« Abbi cura di te », sussurrò.

« Preferisco avere cura degli altri », sorrise in modo minaccioso. « Alla lunga si dimostra la cosa migliore, ha più senso. »

Non la vedrò mai più, pensò. Se parte, non la rivedrò mai più.

« Sì, invece », rispose inaspettatamente sorridendo come una maga, non come una striga. « Sì, invece, Geralt. »

Poi si rialzò, alta e slanciata come un ragazzo, agile come una danzatrice. Saltò in sella.

« Yaaa, Kelpie!!! »


Da sotto gli zoccoli partirono scintille, generate dai ferri che si scontravano sul cortile. Da dietro al muro comparve Ranuncolo, il suo liuto sulla spalla, e un boccale di birra in ogni mano.


« Tieni, bevi un po’, disse sedendosi accanto a lui. « Ti farà bene. »

« Non so. Yennefer mi ha avvertito che se sente qualche odore strano da me… »

« Mastica del prezzemolo, dopo. Bevi, muso lungo. »


Sedettero a lungo in silenzio, bevendo lentamente dai boccali. Ranuncolo sospirò.


« Ciri se ne va, vero? »

« Hm. »

« Come pensavo. Ascolta, Geralt… »

« Zitto, Ranuncolo. »

« Va bene. »


Si ammutolirono di nuovo. Dalla cucina proveniva l’adorabile profumo di cervo arrosto, abbondantemente speziato con ginepro.


« Qualcosa finisce », disse Geralt con difficoltà. « Qualcosa finisce, Ranuncolo. »

« Niente affatto », replicò serio il poeta. « Qualcosa inizia. »

IX[modifica | modifica wikitesto]

Il pomeriggio trascorse all'insegna delle lacrime. Tutto iniziò con l’elisir di bellezza. L’elisir, o per essere precisi l’unguento, detto Feenglanc e “glamarye” nella Parlata Antica, usato in modo specifico, aumentava incredibilmente l’attrazione. Triss Merigold, a cui le ospiti avevano chiesto, ne preparò in grandi quantità e le ragazze iniziarono a prepararsi. Da dietro le porte chiuse si sentivano piangere Cirilla, Mona, Eithné e Kashka, a cui non fu consentito usare il glamarye. Questo onore fu dato solo alla driade più adulta Morenn. Quella più rumorosa era Kashka. Un piano più in alto piangeva Lily, la figlia di Dainty Biberveldt, perché si scoprì che il glamarye, come molti altri unguenti, non aveva effetto sui mezzuomini. Nel giardino piagnucolava la medium, perché non aveva idea che il glamarye portasse la sobrietà e le conseguenze annesse, perlopiù malinconia. Nell'ala occidentale del castello piangeva Annika, la figlia del capovillaggio Caldemeyn, che non sapendo di dover spalmare il glamarye sotto gli occhi, mangiò la sua porzione ed ebbe la diarrea. Ciri prese la sua porzione e dipinse Kelpie con essa.

Anche le sacerdotesse Iola ed Eurneid piansero, quando Yennefer si rifiutò di indossare l’abito nuziale bianco che le avevano confezionato. Nemmeno la mediazione di Nenneke funzionò. Yennefer imprecò, lanciò piatti ed incantesimi, e si lamentò che in bianco sembrava una fottuta vergine. Nenneke, infuriata, cominciò ad urlare, e disse alla maga che si comportava peggio di tre fottute vergini messe insieme. Yennefer replicò lanciando una sfera di fulmini e demolendo il tetto della torre d’angolo, il che ebbe un lato positivo. L’urto fu così terribile infatti che la figlia di Caldemeyn si spaventò e le fermò la diarrea.

Di nuovo si videro Triss Merigold e lo strigo Eskel da Kaer Morhen, entrare di soppiatto nel giardino. Non c’era alcun dubbio che fossero loro, perché il doppler Tellico beveva in compagnia di Ranuncolo, Dainty Biberveldt ed il drago Villentretenmerth.

E nonostante una ricerca costante ed impegnativa, lo gnomo che diceva di chiamarsi Schuttenbach non si trovava da nessuna parte.


X[modifica | modifica wikitesto]

La sua vista toglieva il fiato. Le ciocche ondulate nere, legate con un diadema dorato, cadevano in una cascata brillante sulle spalle e sul collo alto di un abito di broccato con strisce nere sulle maniche, tirato insieme su un corpetto con un’infinità di pieghe e fiocchi viola.


« I fiori, non scordarti i fiori », ricordò Triss Merigold, tutta vestita in blu scuro, passando un bouquet di rose bianche alla sposa. « Oh, Yen, sono così felice… »

« Triss, mia cara », pianse Yennefer all’improvviso, abbracciandosi e baciando l’aria attorno alle loro orecchie e ai loro orecchini di diamanti.

« Basta tenerezza adesso », ordinò Nenneke stirandosi le pieghe sul suo abito da sacerdotessa candido. « Andiamo alla cappella. Iola, Eurneid, tenetele il vestito, o si ammazza sulle scale. »


Yennefer camminò verso Geralt e con una mano in un guanto bianco strinse il colletto del suo mantello nero, ricamato d’argento. Geralt le offrì il suo braccio.


« Geralt », sussurrò nel suo orecchio. « Ancora non posso crederci. »

« Yen », rispose con un sussurro. « Ti amo. »


XI[modifica | modifica wikitesto]

« Dove diavolo è Herwig? »

« Non ne ho idea », rispose Ranuncolo, pulendosi le fibbie della sua elegante camicia color erica. « E dov'è Ciri? »

« Non lo so », rispose aggrottando le ciglia. « Puzzi forte di prezzemolo, Ranuncolo. Sei diventato vegetariano? »


Gli ospiti cominciarono a riunirsi e lentamente riempirono la spaziosa cappella. Agloval, vestito in nero da cerimonia, scortò una candida Sh’eenaz, accanto a loro sfilò la truppa di mezzuomini in beige, marrone ed ocra, Yarpen Zigrin ed il drago Villentretenmerth brillavano d’oro, Freixenet e Dorregaray in viola, i messaggeri reali con i loro colori araldici, elfi e driadi in verde, e la banda di Ranuncolo in tutti i colori dell’arcobaleno.


« Qualcuno ha visto Loki? » Chiese Saccoditopo.

« Loki? » Eskel si avvicinò e li guardò da sotto le piume di fagiano che decoravano il suo berretto. « Loki è andato a pesca con Herwig. Li ho visti su una barca sul lago. Ciri è andata a trovarli, per avvertirli che sta per iniziare. »

« Quando? »

« Beh, un po’ di tempo fa. »

« Al diavolo, dannati pescatori! » Imprecò Crach an Craite. « Quando i pesci brucano, si dimenticano di tutto il mondo. Ragnar, va' a ripescarli! »

« Aspetta », disse Braenn sfregandosi la lanugine di denti di leone sul suo decolleté. « Ci serve qualcuno che vada veloce. Mona! Kashka! Raenn’ess aen laeke, va' ! »

« Io l’ho detto che non ci si può fidare di Herwig», farfugliò Nenneke. « Uno sciocco irresponsabile come tutti gli atei. Chi è stato ad avere l’idea di renderlo il maestro della cerimonia? »

« È un re », disse Geralt incerto. « Magari un ex re, ma ancora un re… »

« Lunga viiita… » uno dei profeti iniziò a cantare, ma il conciatore di pelli di coccodrilli lo calmò con un pugno sulla schiena. La schiera di mezzuomini mormorava, qualcuno imprecò e qualcun altro incassò un pugno sul naso. Gardenia Biberveldt urlò, perché il doppler Tellico aveva calpestato il suo abito.

La medium iniziò a piagnucolare senza ragione.


« Ancora un po’ », sibilò Yennefer con un sorriso gentile e le dita sul bouquet. « Ancora un po' e mi vengono le emorroidi. Iniziamo, allora. Concludiamo questa cosa. »

« Non dimenarti, Yen », ringhiò Triss, « o si rompono le cuciture. »

« Dov'è lo gnomo Schuttenbach? » Gracchiò uno dei bardi.

« Non abbiamo idea », dissero le quattro sciattone in coro.

« Allora, per tutti i diavoli, mandate qualcuno a cercarlo! » Gridò Ranuncolo. « Ha promesso di portare dei fiori. Ora cosa facciamo? Né Schuttenbach né i fiori sono qui. Come sembriamo ora? »

Dall’entrata della cappella giunsero rumori ed entrambe le driadi mandate al lago correvano urlando. Dietro di loro si precipitava Loki, completamente bagnato e sporco, con una grossa ferita sulla fronte.

« Loki! » Gridò Crach an Craite. « Che è successo? »

« Maaammaaaaa! » Piangeva Kashka.

« Que’ss aen! » Braenn abbracciò le sue figlie e, tremando preoccupata, passò al dialetto delle driadi di Brokilon: « Que’ss aen que suecc’ss feal, caer me? »

« La nostra barca si è capovolta… » ansimò Loki. « Proprio sulla spiaggia… Un terribile mostro! L’ho colpito con il remo, ma se l’è mangiato… Si è mangiato il mio remo! »

« Chi? Cosa? »

« Geralt! » Gridò Braenn. «Geralt, Mona dice che c'è una cinarea! »

« Un ilyocoris! » Gridò lo strigo. «Eskel, vai a prendere la mia spada! »

« La mia bacchetta! » Gridò Dorregaray. « Radcliffe, dov'è la mia bacchetta? »

« Ciri! » Disse Loki, pulendosi la fronte dal sangue. « Ciri lo sta combattendo! Sta combattendo il mostro! »

« Cazzo! Ciri non ha possibilità contro un ilyocoris! Eskel! Dammi un cavallo! »

« Aspetta! » Yennefer si tolse il diadema e lo lanciò a terra. « Ti teletrasporteremo. Farai prima! Dorregaray, Triss, Radcliffe! Dateci le vostre mani… »


Tutti si zittirono e poi gridarono forte. Sulla porta della cappella apparve re Herwig, bagnato, ma tutto d’un pezzo. Accanto a lui stava un giovane dalla testa rasata con una strana armatura scintillante. Dietro di loro entrò Ciri, inzuppata, infangata, arruffata, con Gevir in mano. Il suo volto era sfigurato dalla tempia al mento. Da sotto la manica, strappata dalla maglia, scorreva del sangue.


« Ciri!!! »

« L’ho ucciso », disse la striga con voce debole. « Gli ho spaccato il cranio. »


Ebbe un mancamento e quindi Geralt, Eskel e Ranuncolo si precipitarono a tenerla. Ma non mollò la sua spada.


« Di nuovo… » mugugnò il bardo. « Di nuovo se l'è beccato in faccia… Ma perché deve avere una sfortuna cosi… »


Yennefer strillò, spostò Jarre, che si intrometteva con una sola mano, e afferrò Ciri. La maga non si preoccupò nemmeno del fango e del sangue che le rovinavano il vestito, mise le sue dita sul volto della ragazza e intonò una magia. A Geralt sembrava quasi che l’intero castello tremasse e che il sole si stesse oscurando per un secondo. Yennefer spostò le mani dal volto di Ciri e tutti erano meravigliati. Lo sfregio si era ridotto ad una piccola cicatrice sottile, orlata di alcune gocce di sangue. Ciri rimase sospesa sulle braccia che la tenevano.


« Eccellente », disse Dorregaray. « Si vede la mano di una Maestra. »

« Congratulazioni, Yen », disse Triss piano e Nenneke iniziò a piangere.


Yennefer sorrise, roteò gli occhi e svenne. Geralt riuscì a prenderla prima che cadesse al suolo come un soffice fiocco di seta.

XII[modifica | modifica wikitesto]

« Calmati, Geralt », disse Nenneke. « Non ti agitare. Passerà tra un istante. Si è solo sforzata troppo, tutto qui. E poi la tensione… Sai quanto ama Ciri. »

« Lo so. » Geralt alzò la testa e fissò il giovane con l’armatura scintillante, in piedi sulla porta della camera. « Ascolta, figliolo, torna alla cappella. Non è nulla che ti riguardi. E, detto tra noi, chi sei comunque? »

« Io… Io sono Galahad », rispose il giovane cavaliere.

« Posso… Posso chiedere come sta la bellissima e coraggiosa ragazza? »

« Quale? » Sorrise lo strigo. « Ce ne sono due qui, entrambe bellissime, coraggiose, ed entrambe ragazze, anche se una di loro lo è solo per caso. Quale intendi? »

Il giovane arrossì. « La giovane… » rispose. « Quella che è corsa per aiutare il Re Pescatore senza esitare. »

« Chi? »

« Intende Herwig », si intromise Nenneke. « L'ilyocoris ha attaccato la barca su cui pescavano Herwig e Loki. Ciri ha raggiunto l’ilyocoris e questo ragazzo, che si trovava qui per caso, ha dato una mano. »

« Allora, hai aiutato Ciri », lo strigo squadrò il cavaliere con più attenzione e gratitudine. « Qual è il tuo nome? L’ho dimenticato. »

« Galahad. Questa è Avalon? Il castello del Re Pescatore? »


La porta si aprì e comparve una Yennefer impallidita, accompagnata da Triss Merigold.


« Yen! »

« Andiamo alla cappella », annunciò la maga con voce calma. «Gli ospiti aspettano. »

« Yen… possiamo rimandare… »

« Diventerò tua moglie anche se il diavolo mi porti! E lo farò adesso! »

« E Ciri? »

« Ciri cosa? » La striga uscì subito dopo Yennefer, spalmandosi glamarye sulla parte sana del volto. « Va tutto bene, Geralt. È stato solo uno stupido graffio, non l’ho neanche sentito. »


Galahad, con rumore di ferraglia, si chinò, o forse cadde su un ginocchio.


« Mia signora… »


I grandi occhi di Ciri si ingrandirono ancora di più.


« Ciri, se permetti », disse lo strigo. « Questo è il cavaliere… hmmm… Galahad. Vi conoscete già. Ti ha aiutato mentre combattevi l'ilyocoris. »


Ciri arrossì. La glamarye iniziò a fare effetto, rendendo il rossore più chiaro e la cicatrice quasi invisibile.


« Mia signora, » mormorò Galahad. « Sii generosa. Consentimi, o bellissima, di restare… Desidero… Desidero… »

« Se lo conosco, credo che desideri essere il tuo cavaliere, Ciri », disse Triss Merigold.


Ciri mise le mani dietro la schiena e si chinò con gratitudine, sempre in silenzio.


« Gli ospiti aspettano », Yennefer li interruppe. « Galahad, vedo che non sei solo un guerriero, ma anche un ragazzo gentile. Hai combattuto assieme a… mia figlia, quindi puoi offrirle il tuo braccio durante la festa. Ciri, su, vai a cambiarti. Geralt, pettinati e mettiti la camicia nei pantaloni. In dieci minuti vi voglio tutti nella cappella! »


XIII[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio fu splendido. Signore e fanciulle piansero assieme. Herwig fu il maestro della cerimonia, un ex re, ma sempre un re. Vesemir da Kaer Morhen e Nenneke fecero da genitori alla coppia di fidanzati, Triss Merigold ed Eskel come testimoni. Galahad accompagnò Ciri, che arrossì come una peonia.

Chiunque avesse una spada formò una spalliera. Gli amici di Ranuncolo suonarono i loro liuti e violini, e cantarono una canzone composta per l’occasione, con l’aiuto dei ritornelli delle figlie dai capelli rossi di Freixenet e della sirena Sh’eenaz, famosa ai quattro angoli del globo per la sua voce meravigliosa. Ranuncolo fece un discorso, augurando agli sposi felicità, fortuna, e una notte di nozze di successo, per la quale Yennefer lo ricompensò con un calcio sulla caviglia. Poi corsero tutti nella sana del trono e assediarono i tavoli. In testa erano seduti Yennefer e Geralt, le mani ancora legate con la fascia nuziale. Sorrisero e risposero ai brindisi e agli auguri.

Gli ospiti, che la notte prima urlarono e se le diedero, si stavano divertendo in maniera ordinata e disciplinata – e per un periodo di tempo ammirevolmente lungo nessuno si ubriacò. Eccezione inaspettata fatta per Jarre Unamano, perché non poteva sopportare la vista di Ciri che arrossiva agli sguardi di Galahad. Nessuno scomparve, tranne Kashka, che si scoprì presto sotto il tavolo a dormire con un cane.

I fantasmi di Rozrog devono aver avuto abbastanza esperienze con la notte precedente, perché non mostrarono segni di vita. Con l’unica eccezione nella forma di uno scheletro con ciò che restava di un mantello, che comparve all'improvviso dietro Agloval, Saccoditopo e Freixenet. Il principe, il barone ed il druido tuttavia erano talmente assorti in una discussione sulla politica, che non notarono nemmeno l’apparizione. Lo scheletro si arrabbiò per la mancanza di attenzione, si spostò attorno al tavolo e diede un morso a Triss Merigold. La maga, avvinghiata attorno al braccio di Eskel da Kaer Morhen, alzò la sua graziosa mano e schioccò le dita. I cani si occuparono delle ossa.


« Che la Grande Melitele vi porti grazia e benedizioni, miei amati. » Nenneke baciò Yennefer e alzò il suo bicchiere al boccale di Geralt.

« Ma ci avete messo parecchio. Beh, ora siete sposati. Sono felice per voi due e spero che Ciri prenderà esempio da voi e che in caso trovi qualcuno, non la faccia tanto lunga. »

« Ho l’impressione », disse Geralt indicando Galahad, incantato dalla striga, « che abbia già trovato qualcuno. »

« Parli di quello strano figuro? » Disse la sacerdotessa attonita. « Oh, no. Non ne uscirà nulla. Gli hai dato un’occhiata? No? Bene, allora ti dico io cosa sta facendo. Sta facendo la corte a Ciri, ma allo stesso tempo esamina costantemente tutte le tazze sul tavolo. Devi ammettere che non è proprio normale. Mi chiedo perché quella ragazza lo fissi come un dipinto. Jarre, è una cosa diversa. È ragionevole, gentile… »

« Il tuo ragionevole e gentile Jarre è appena scivolato ubriaco sotto il tavolo », la interruppe Yennefer. « E ora basta, Nenneke. Ciri viene da noi. »


La striga biondo cenere si sedette sulla sedia lasciata libera da Herwig e si avvinghiò attorno alla maga.


« Me ne vado », disse con calma.

« Lo so, figlia mia. »

« Galahad… Galahad viene con me. Non so perché. Ma non posso ostacolarlo, vero? »

« Certo che no. Geralt! » Gli occhi di Yennefer, illuminati da una calda luce violetta, si fissarono su suo marito. « Passa tra i tavoli e parla con gli ospiti. Puoi anche bere qualcosa. Una tazza. Piccola. Vorrei parlare con mia figlia, qui, da donna a donna. »


Geralt sospirò.


La festa si faceva sempre più gioviale. I compagni di Ranuncolo cantavano canzoni che portarono Annika, la figlia di Caldemeyn, ad arrossire. Un drago Villentretenmerth piuttosto sbronzo abbracciava un doppler Tellico ancora più sbronzo e cercò di convincerlo che cambiare nel principe Agloval per rimpiazzarlo nel letto della bella sirena Sh’eenaz non sarebbe stato affatto un gesto amichevole.

Le figlie di Freixenet uscirono dalla loro scorza per far piacere ai messaggeri reali, ed i messaggeri reali fecero del loro meglio per impressionare le driadi, facendo sembrare il tutto una casa dei divertimenti. Yarpen Zigrin, tirando su col naso aquilino, spiegò a Chireadan che da bambino voleva diventare un elfo. Saccoditopo gridò che il governo sarebbe caduto, e Agloval lo oppose. Nessuno sapeva di che governo si trattasse. Herwig diceva a Gardenia Biberveldt della carpa che aveva beccato con una canna ed un filo di criniera di cavallo, e lei annuì incantata e solo di tanto in tanto diceva al marito di smettere di bere così tanto.

Sulle gallerie, i profeti ed il conciatore di pelli di coccodrilli correvano, cercando invano di trovare lo gnomo Schuttenbach. Freya, ovviamente disgustata dagli uomini più deboli, bevve disordinatamente con la medium, mentre entrambe tenevano un silenzio serio e virtuoso.

Geralt camminò tra i tavoli, brindando con gli ospiti, offrendo la sua schiena a pacche amichevoli e le sue guance a baci amichevoli. Infine giunse al posto dove Ranuncolo si unì al solitario Galahad. Galahad, il suo sguardo fissato alla tazza del poeta, mormorò qualcosa ed il trovatore ascoltò con interesse. Geralt si fermò davanti a loro.


« … così ho abbordato la barca », raccontò Galahad, « e ho navigato nella nebbia, anche se devo confessarti, mastro Ranuncolo, che il mio cuore era assalito dal terrore… E confesso che a volte persi la speranza. Pensavo che fosse la mia ora, che sarei morto in una nebbia impenetrabile… E poi all’improvviso il sole brillò sull’acqua… come oro… E poi all’improvviso la vidi… Avalon. Questa è Avalon, giusto? »

« Non proprio », rispose Ranuncolo, riempiendo i bicchieri. « Questa è Schwemmland, una comune palude… Bevi, Galahad. »

« E questo castello… Deve essere Montsalvat, no? »

« Non proprio. Questo è Rozrog. Non ho mai sentito parlare di Montsalvat in vita mia, figliolo. E se non ne ho sentito parlare, allora non esiste. Un brindisi agli sposi, ragazzo mio! »

« Salute, mastro Ranuncolo. Ma quel re… Non è il Re Pescatore? »

« Herwig? Oh, gli piace pescare, certo. Di solito preferiva andare a caccia, ma poi fu ferito ad una gamba combattendo ad Orth, e ora non può più cavalcare. Ma non chiamarlo Re Pescatore, Galahad. Primo, suona stupido, e secondo, Herwig potrebbe offendersi. »


Galahad non disse niente a lungo, giocando col bicchiere mezzo vuoto. Poi sospirò e guardò attorno.


« Avevano ragione », sussurrò. « Non è che una leggenda. Una favola. Una fantasia. In breve – una menzogna. Invece di Avalon una comune palude. E nessuna speranza. »

« Ecco, ecco », balbettò il poeta afferrandolo. « Non piangere, ragazzo. Perché tutta la malinconia? Sei ad un matrimonio, quindi divertiti, bevi e canta. Sei ancora giovane, hai una vita intera davanti a te. »

« La vita », ripeté pensoso il cavaliere. « Com'è che hai detto, mastro Ranuncolo? Qualcosa inizia, o qualcosa finisce? »


Ranuncolo gli lanciò un’occhiata penetrante e inquisitoria.


« No, non lo so », rispose. « E se non lo so, allora non lo sa nessuno. La conclusione è che niente finisce mai e niente inizia mai. »

« Non capisco. »

« E non devi per forza. »


Galahad pensò di nuovo, aggrottando le ciglia.


« Ed il Graal? » Chiese infine. « Che ne è stato del Graal? »

« Cos'è il Graal? »

« È qualcosa che cerchiamo », spiegò Galahad, guardando il trovatore con occhi tristi. « La cosa più importante. Senza il quale la vita non ha senso. Senza il quale siamo incompleti e imperfetti. »


Il bardo strinse le labbra e fissò il cavaliere con il suo sguardo famoso, mescolando saggezza e onestà gioviale.


« Che sciocco », rispose, « sei stato seduto accanto al tuo Graal per tutta la sera. »


XIV[modifica | modifica wikitesto]

Attorno a mezzanotte, quando gli ospiti furono in grado di divertirsi, e Yennefer con Geralt, liberi dalla festa, poterono guardarsi negli occhi in pace, la porta si spalancò e camminò nella sala il bandito Vissing, noto generalmente come Beccamalloppo. Beccamalloppo era sui due metri, aveva una barba che gli scendeva fino al torace ed un naso con la forma ed il colore di un radicchio. Su una spalla portava la sua famosa mazza Stuzzicadenti e sull'altra un enorme sacco.

Geralt e Yennefer conoscevano da un po' Beccamalloppo. Nessuno però aveva pensato di invitarlo. Evidentemente era merito di Ranuncolo.


« Benvenuto, Vissing », disse la maga con un sorriso. « È bello che ci abbia fatto visita. Siediti! »


Il bandito, piegandosi su Stuzzicadenti, si chinò cortesemente.


« Molti anni di gioia e un sacco di ragazzini », disse a voce alta. « Ve lo auguro, miei amati. Cent’anni di felicità… Ma che dico, duecento, dannazione, duecento! Ah, mi fa tanto piacere, Geralt, e anche a te, mia cara Yennefer. Ho sempre creduto che vi sareste sposati, anche se avete sempre bisticciato e litigato come due, come dire, cani. Ah, dannazione, ma che dico… »

« Benvenuto, benvenuto, Vissing », disse lo strigo versando del vino nel bicchiere più grande che potesse trovare. « Bevi alla nostra salute. Da dove vieni? Si diceva che eri in prigione. »

« Mi hanno rilasciato. » Beccamalloppo bevve un lungo sorso e sospirò. « Mi hanno rilasciato su questa, come dite, dannazione… Cauzione. Ed ecco qui, miei cari, un regalo per voi. Ecco. »

« Cos'è? » borbottò lo strigo, fissando l'enorme sacco, in cui qualcosa si dimenava.

« L’ho beccato mentre venivo qui », rispose Beccamalloppo. « L’ho beccato sui prati fioriti, dove c’è quella statua di una donna nuda. Sapete, quella coperta di merde di piccioni… »

« Cosa c'è nel sacco? »

« Oh, è solo un, come dite, un diavoletto. L’ho preso per voi come regalo. Avete un serraglio qui? No? Beh, allora potete impagliarlo e metterlo in mostra nel salone, gli ospiti lo guarderanno meravigliati. Ma state attenti, è un diavolo di bugiardo. Continua a dire che il suo nome è Schuttenbach. »