Lydia van Bredevoort

Da Witcher Wiki.

Lydia van Bredevoort è stata l'assistente di Vilgefortz come segretaria personale, una maga, e una talentuosa pittrice. Era una donna con un viso molto strano e molto bello, e con occhi espressivi. La parte inferiore del suo viso era in realtà un'illusione.

Quattro anni precedenti gli eventi in Il Sangue degli Elfi infatti, Lydia, su insistenza di Vilgefortz, aveva preso parte ad alcuni esperimenti condotti su un misterioso artefatto scoperto in una necropoli. L'oggetto si era rivelato essere maledetto e anche se fu "attivato" solo una volta, tre dei cinque maghi che parteciparono alla spedizione rimasero uccisi sul colpo. Un quarto perse gli occhi, le mani e impazzì. Lydia invece se la cavò con alcune ustioni, una mascella maciullata e mutazioni a gola e laringe che ostinatamente resistettero a tutti i tentativi di rigenerazione. Le rimase la telepatia come sua unica forma di comunicazione.

«E quella ragazza dal viso strano che cammina dietro Vilgefortz?»

«È la sua assistente, Lydia van Bredevoort. È una persona insignificante, ma fissare il suo viso è una grande mancanza di tatto.»


Morì probabilmente per sua stessa mano e su ordine di Vilgefortz, durante il colpo di stato sull'Isola di Thanedd. Quando morì, l'illusione che aveva nascosto il mostruoso risultato dell'esperimento fallito si dissipò e il suo vero volto fu rivelato, con grande orrore dei testimoni, che subito misero un velo sul suo viso.

Sul pavimento era inginocchiata Triss Merigold, china su un corpo steso in una pozza di sangue. Geralt riconobbe Lydia van Bredevoort. La riconobbe dai capelli e dal vestito di seta. Dal viso non gli sarebbe stato possibile, perché quello non era più un viso. Era un’orribile, macabra maschera cadaverica, coi denti scoperti fino a metà guancia che mandavano lugubri bagliori e con l’osso della mandibola deformato, infossato, mal saldato.

«Copritela. Quand’è morta, l’illusione si è dissolta... Maledizione, copritela con qualche cosa!» disse Sabrina Glevissig in tono spento.

— pp. 219-220, Il Tempo della Guerra


La maga era anche perdutamente innamorata di Vilgefortz, ma troppo orgogliosa per ammetterlo. Lui a sua volta secondo i suoi principi non voleva prenderla come sua amante, perché non la amava veramente, anche se nei libri viene suggerito che lui in realtà tenesse a Lydia. Questa situazione, sebbene strana, era perfetta per entrambi.

«E Lydia van Bredevoort?»

Il mago storse la bocca. «Non pronunciare quel nome, strigo.»

«(...)Povera Lydia, artista dal viso mutilato. Tutti sapevano che era una persona priva d’importanza. Tutti. Tranne lei.»